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Transumanza in Molise: tratturi e pastori nel 2026

11/07/2026

Transumanza in Molise: tratturi e pastori nel 2026

Percorrere un tratturo in Molise significa camminare su una delle infrastrutture più antiche d'Europa, tracciata non da ingegneri ma dal passo ripetuto di milioni di animali nel corso di secoli: vie erbose larghe sessanta metri, orientate con precisione quasi astronomica tra i pascoli appenninici e le pianure pugliesi, che ancora oggi attraversano paesaggi rurali rimasti sostanzialmente intatti. La transumanza in Molise conserva una dimensione che altrove si è persa del tutto — non come residuo folcloristico, ma come pratica zootecnica ancora viva, praticata da famiglie di pastori che conoscono ogni curva del tratturo Regio Pescasseroli-Candela o del Celano-Foggia con la stessa familiarità con cui un navigante conosce le correnti.

Il riconoscimento UNESCO del 2019, che ha inserito la transumanza nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità insieme alle pratiche analoghe di Italia, Grecia e Austria, ha prodotto effetti contraddittori sul territorio molisano: da un lato ha attirato finanziamenti e attenzione mediatica, dall'altro ha innescato una tensione sottile tra la dimensione documentaristica — il patrimonio come oggetto da conservare e narrare — e quella produttiva, fatta di animali reali, mercati reali, costi veterinari e prezzi della lana che non hanno nulla di patrimoniale. Capire la transumanza Molise tratturo pastori significa tenere insieme queste due dimensioni senza appiattirne nessuna.

Nel 2026, con le politiche agricole comunitarie che continuano a ridefinire i premi legati all'estensivismo e con un rinnovato interesse per le produzioni ovine di qualità, il tratturo molisano si trova in un momento di ridefinizione reale, non retorica. Alcune aziende hanno ripreso movimentazioni transumanti parziali; altre hanno abbandonato definitivamente il cammino stagionale, preferendo integrazioni con pascoli affittati e trasporto su gomma. Il paesaggio del tratturo registra queste trasformazioni nel silenzio, senza comunque perdere la sua leggibilità storica.

Struttura e geografia dei tratturi molisani

I tratturi regi che attraversano il Molise non sono semplici sentieri: costituivano un sistema viario fiscalmente regolamentato già sotto il Regno di Napoli, con dogane, misure codificate — il miglio napoletano come unità di larghezza — e norme che vietavano l'aratura dei bordi erbosi, garantendo così il foraggio necessario agli armenti in transito. Il tratturo Pescasseroli-Candela, lungo circa 211 chilometri, entra in territorio molisano dall'Abruzzo nei pressi di Castel del Giudice e attraversa l'intera regione con un andamento che segue le dorsali collinari, evitando i fondovalle soggetti a inondazioni e mantenendo quote che permettono passi praticabili anche nelle prime settimane autunnali, quando le greggi iniziano la discesa verso il Tavoliere.

Il Celano-Foggia, detto anche "regio tratturo" per antonomasia, tocca invece il Molise nella zona di Bojano e Campobasso, intersecando le vie di comunicazione moderne in punti dove ancora oggi è visibile la larghezza originale come anomalia nel tessuto della proprietà fondiaria — strisce verdi che interrompono i campi coltivati con una continuità geometrica che le mappe catastali rendono evidente. Accanto ai tratturi regi esistevano i tratturelli, vie laterali di collegamento con larghezze inferiori, e i bracci, raccordi terminali che portavano agli abbeveratoi e alle stazze, le aree di sosta e mungitura. Questa rete, censita e misurata con precisione tra il XV e il XVII secolo, è rimasta sostanzialmente invariata nella sua giacitura, anche se le destinazioni d'uso dei singoli tratti hanno subito ogni tipo di variazione.

La pratica transumante: tempi, organizzazione e gestione del gregge

La transumanza in Molise si articola in due movimenti stagionali speculari — la monta verso i pascoli montani in primavera e la discesa autunnale verso le pianure — che seguono logiche climatiche e foraggere precise, non romantiche: i pascoli molisani d'altura reggono il carico animale da maggio a ottobre, dopodiché il freddo e la riduzione della biomassa vegetale rendono necessario l'abbassamento di quota, tradizionalmente fino alle terre del Tavoliere pugliese, dove il clima mite permette il pascolo invernale. Il cammino sui tratturi poteva richiedere tra i dieci e i venti giorni, a seconda della distanza e delle soste, con greggi che arrivavano a contare migliaia di capi e richiedevano una gestione capillare del personale: il massaro, responsabile dell'azienda; il pastore anziano, con il compito di guidare il gregge; i garzoni, addetti alla sorveglianza notturna e alla cura degli animali deboli.

Oggi le movimentazioni che si svolgono ancora effettivamente a piedi sul tratturo coinvolgono greggi di dimensioni molto più contenute — raramente si superano i trecento capi — e sono organizzate da un numero ristretto di aziende che hanno scelto consapevolmente di mantenere la pratica tradizionale, spesso integrando la valenza storico-culturale del cammino con strategie di comunicazione del prodotto: la carne ovina di animali allevati in modo estensivo con movimentazione reale trova nicchie di mercato disposte a riconoscerne il valore, a patto che la tracciabilità sia documentata e verificabile. Le aziende che praticano questa integrazione tra tradizione e posizionamento commerciale sono ancora poche, ma rappresentano un modello che alcune istituzioni regionali stanno cercando di incentivare con misure specifiche.

Il tratturo come infrastruttura demaniale: stato giuridico e conflitti d'uso

I tratturi regi sono demanio dello Stato italiano, trasferiti alle Regioni nel 1999, e in Molise la loro gestione è competenza della Regione stessa, che però sconta decenni di sottoinvestimento nella manutenzione e una stratificazione di occupazioni abusive — costruzioni, recinzioni, arature — che hanno eroso fisicamente la continuità di molti tratti. La ricognizione sistematica avviata negli anni Duemila ha permesso di mappare con buona precisione lo stato effettivo dei tratturi molisani: alcuni segmenti risultano ancora percorribili nella loro larghezza originale, altri sono stati progressivamente ridotti a sentieri, altri ancora sono interrotti da infrastrutture stradali o edificazioni che ne hanno cancellato la giacitura.

Il conflitto tra la funzione pastorale originaria e gli usi attuali è tutt'altro che risolto: i pastori che vogliono utilizzare il tratturo per la transumanza si trovano spesso a dover negoziare il passaggio con proprietari privati che hanno occupato porzioni del demanio, in assenza di strumenti sanzionatori efficaci e con procedure di recupero giudiziario lente e incerte. La Regione Molise ha avviato negli ultimi anni programmi di tutela e valorizzazione che includono interventi di ripristino della vegetazione erbacea caratteristica — il cotico traturale, con le sue specie tipiche di prato stabile non arato — e segnaletica per i percorsi riaperti ai pastori e ai camminatori; tuttavia, la pressione degli interessi fondiari sui tratti di maggiore valore agronomico rimane una variabile strutturale difficile da neutralizzare.

Patrimonio immateriale e sostenibilità economica della filiera ovina

La questione che accompagna ogni riflessione seria sulla transumanza Molise riguarda la sostenibilità economica del modello: il riconoscimento UNESCO e la visibilità mediatica che ne è derivata hanno prodotto interesse turistico e culturale, ma non hanno di per sé risolto il problema della redditività delle aziende ovine molisane, che operano in un contesto di costi crescenti, difficoltà di reperimento di manodopera specializzata e prezzi di mercato della carne e del latte che non riflettono la complessità del sistema di allevamento estensivo. La messa a valore del patrimonio immateriale richiede filiere costruite con cura: denominazioni di origine, protocolli di certificazione del metodo di allevamento, canali distributivi capaci di raggiungere consumatori disposti a pagare differenziali significativi rispetto alla carne convenzionale.

Alcune esperienze già attive in Molise mostrano che questo percorso è praticabile: cooperative di pastori che aggregano la produzione e gestiscono la trasformazione in proprio — formaggi a latte crudo, agnello da latte con disciplinari rigorosi — hanno dimostrato che la qualità del prodotto transumante può essere comunicata e monetizzata, a condizione che l'intera catena sia governata con professionalità e che la narrazione non sostituisca ma accompagni la sostanza produttiva. Il rischio opposto — ridurre la transumanza a evento folkloristico annuale, fotogenico e privo di implicazioni economiche reali per i pastori — è documentato in altri contesti europei dove la pratica è diventata spettacolo senza rimanere mestiere.

Prospettive per la continuità della pratica transumante in Molise

La trasmissione delle competenze necessarie alla transumanza — lettura del territorio, gestione sanitaria del gregge in movimento, conoscenza dei punti d'acqua e delle soste storiche lungo il tratturo — dipende da un ricambio generazionale che in Molise è parziale e geograficamente disomogeneo: alcune aree, come quella intorno a Frosolone o nei comuni dell'Alto Molise, conservano una densità di giovani allevatori sufficiente a garantire continuità; altre zone hanno visto l'abbandono completo nell'arco di una generazione, con aziende dismesse e tratturi che tornano a essere vegetazione arbustiva invadente piuttosto che prato stabile pascolato. Le politiche di sostegno al ricambio generazionale in agricoltura, previste dai Piani Strategici Nazionali della PAC, possono incidere su questo quadro, ma richiedono un'attuazione territorialmente sensibile, capace di riconoscere la specificità del modello transumante rispetto all'allevamento intensivo stanziale.

La ricerca applicata ha un ruolo in questo scenario che non è ancora pienamente sviluppato: studi sulla resilienza dei sistemi foraggeri del tratturo, sull'impatto del pascolo estensivo transumante sulla biodiversità del cotico erboso, sulla carbon footprint comparativa degli allevamenti estensivi rispetto a quelli intensivi potrebbero fornire argomenti tecnici solidi a supporto di politiche di incentivazione più mirate. Le università molisane e i centri di ricerca agraria del territorio dispongono delle competenze necessarie per questi approfondimenti; la loro integrazione con le aziende pastorali e con le istituzioni regionali rappresenta una delle condizioni concrete perché la transumanza Molise tratturo pastori rimanga una pratica viva piuttosto che un archivio vivente.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to